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#Andràtuttobene

Tutti noi abbiamo delle fotografie nei cassetti, in un vecchio album o nel portafoglio.

Può bastarci un’immagine per soddisfare il bisogno di ritrovare un caro che non c'è più, una storia, un viaggio o il primo amore.

Perchè non condividerla in famiglia, in un periodo questo, in cui ognuno di noi può rivivere momenti positivi del passato per affrontare il presente?

Con questo progetto propongo a tutti un viaggio introspettivo per riscoprire sé stessi attraverso la conoscenza della propria storia ripercorrendo quella della propria famiglia, degli amici e di coloro che magari abbiamo apparentemente dimenticato, che non abbiamo più sentito o che e che non possiamo più ascoltare.
In queste giornate trascorse a casa, con tutto il tempo a nostra disposizione, siamo impegnati a pensare molto, e abbiamo anche più bisogno di ricordare per andare oltre le pareti della nostra casa.
Abbiamo anche il bisogno degli altri. Molti hanno la fortuna di avere accanto i propri cari con cui sperimentare e costruire insieme una giornata intera.
Siamo costretti a restare a casa ma niente o nessuno può impedirci di viaggiare nel tempo per riscoprire e rivivere il piacere di un ricordo attraverso una fotografia e l’ascolto della sua storia direttamente dalla voce dei protagonisti.

Sforziamoci a considerare la situazione attuale da un altro punto di vista: abbiamo la possibilità di riscoprire valori, sentimenti ma anche momenti che ci hanno reso più umani.



Trovate una selezione delle storie sulla rivista bimestrale ClickMagazine
Tiziana - Angelo e Angela, Villoresi 1958

 "Si sono conosciuti una sera di Maggio del 1952 a Bariana.
Lui passava con amici, uno di loro la conosceva. Si è fermato e dopo le presentazioni lui le ha detto “Ah, si chiama Angela?! Anch'io mi chiamo Angelo!” E gli si sono incollati i piedi!
La sera dopo lui è andato a Bariana e si è messo vicino al pilastrino delle Quattro Strade. La sorellina di Angela l'ha visto ed è andato a dirlo in casa. COLPO DI FULMINE! E' uscita sua mamma a sgridarla e le ha detto di entrare a rispondere al Rosario. Angelo si è proposto a rispondere anche lui!
Tutte le sere si stava sulla porta a parlare. Ha varcato la soglia solo quando Angela ha avuto un otite ha accettato di farlo entrare.
Il 2 Giugno ha dato una gara all'Arena di Milano ( marcia) ed è arrivato 1° e le ha chiesto di fidanzarsi.
Nel 1959 il matrimonio"
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Tiziana
Angelo e Angela, Villoresi 1958

"Si sono conosciuti una sera di Maggio del 1952 a Bariana.
Lui passava con amici, uno di loro la conosceva. Si è fermato e dopo le presentazioni lui le ha detto “Ah, si chiama Angela?! Anch'io mi chiamo Angelo!” E gli si sono incollati i piedi!
La sera dopo lui è andato a Bariana e si è messo vicino al pilastrino delle Quattro Strade. La sorellina di Angela l'ha visto ed è andato a dirlo in casa. COLPO DI FULMINE! E' uscita sua mamma a sgridarla e le ha detto di entrare a rispondere al Rosario. Angelo si è proposto a rispondere anche lui!
Tutte le sere si stava sulla porta a parlare. Ha varcato la soglia solo quando Angela ha avuto un otite ha accettato di farlo entrare.
Il 2 Giugno ha dato una gara all'Arena di Milano ( marcia) ed è arrivato 1° e le ha chiesto di fidanzarsi.
Nel 1959 il matrimonio"



Lucia - Nonno Nicola

 “È la storia di Nicola, nato in Puglia nel 1903 e partito soldato a 19 anni nel 1922. Tornato a Cerignola, il suo paese, conobbe Rosa e si sposarono nel 1927 quando lei era sedicenne.  Una  storia d’amore di altri tempi, provata dall’orrore della guerra e dei sacrifici che questa  si porta dietro. Ebbero cinque figli, una morì. Nel 1939 Nicola andò in guerra in Africa; tornò in Italia  ma fu richiamato in Africa.  Da sola Rosa crebbe i suoi figli con tanti sacrifici, testarda e combattiva, decisa antifascista. Tornato definitivamente al suo paese Nicola ebbe da Rosa  altri due figli, uno morì. Dopo la guerra nel ‘50, sognando un futuro migliore per i loro figli, Nicola e Rosa si trasferirono a Milano e contribuirono con il loro lavoro, la loro dignità, l’amore per la famiglia a rendere grande questa città. Ora Nicola e Rosa non ci sono più e dei loro figli sono rimasti solo Concetta e Giuseppe.  Una bella e comune storia di vita che continua  nei cuori dei 10 nipoti e 6 pronipoti. Nicola  e Rosa erano persone umili; eroi della vita quotidiana”
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Lucia
Nonno Nicola

“È la storia di Nicola, nato in Puglia nel 1903 e partito soldato a 19 anni nel 1922. Tornato a Cerignola, il suo paese, conobbe Rosa e si sposarono nel 1927 quando lei era sedicenne. Una storia d’amore di altri tempi, provata dall’orrore della guerra e dei sacrifici che questa si porta dietro. Ebbero cinque figli, una morì. Nel 1939 Nicola andò in guerra in Africa; tornò in Italia ma fu richiamato in Africa. Da sola Rosa crebbe i suoi figli con tanti sacrifici, testarda e combattiva, decisa antifascista. Tornato definitivamente al suo paese Nicola ebbe da Rosa altri due figli, uno morì. Dopo la guerra nel ‘50, sognando un futuro migliore per i loro figli, Nicola e Rosa si trasferirono a Milano e contribuirono con il loro lavoro, la loro dignità, l’amore per la famiglia a rendere grande questa città. Ora Nicola e Rosa non ci sono più e dei loro figli sono rimasti solo Concetta e Giuseppe. Una bella e comune storia di vita che continua nei cuori dei 10 nipoti e 6 pronipoti. Nicola e Rosa erano persone umili; eroi della vita quotidiana”


Ginevra - Nonna Graziella

"Questa è la prima foto di mia nonna, aveva 21 anni qui. È nata a Ceglie Messapica, sulla cima di una collinetta poco distante da Ostuni, in Puglia. Viveva in un trullo in campagna, insieme ad altri dieci fratelli. Non avevano neanche le scarpe, passavano le giornate nella campagna, ad arrampicarsi sugli alberi da frutto e a farsi scherzi a vicenda. La prima volta che ha cotto il pane per tutta la famiglia aveva solo 8 anni, erano in tanti in famiglia e ognuno ha imparato presto a fare il proprio per contribuire.
È cresciuta nella semplicità della campagna, ha imparato a vivere con poco, vivendo una vita di valori che ha trasmesso a noi, la famiglia che ha creato: unita, forte, in cui ognuno si prende cura dell'altro"
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Ginevra
Nonna Graziella

"Questa è la prima foto di mia nonna, aveva 21 anni qui. È nata a Ceglie Messapica, sulla cima di una collinetta poco distante da Ostuni, in Puglia. Viveva in un trullo in campagna, insieme ad altri dieci fratelli. Non avevano neanche le scarpe, passavano le giornate nella campagna, ad arrampicarsi sugli alberi da frutto e a farsi scherzi a vicenda. La prima volta che ha cotto il pane per tutta la famiglia aveva solo 8 anni, erano in tanti in famiglia e ognuno ha imparato presto a fare il proprio per contribuire.
È cresciuta nella semplicità della campagna, ha imparato a vivere con poco, vivendo una vita di valori che ha trasmesso a noi, la famiglia che ha creato: unita, forte, in cui ognuno si prende cura dell'altro"
Mirko - Nonno Sergio
"Ho un sacco di bei ricordi di mio nonno Sergio. Ricordo le estati passate assieme a Misano Adriatico, ogni mattina mi faceva sedere sulla canna della bicicletta e andavamo al mare. Cosa centra questa foto con la storia? Nulla, serve solo a renderlo più figo"
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Mirko
Nonno Sergio
"Ho un sacco di bei ricordi di mio nonno Sergio. Ricordo le estati passate assieme a Misano Adriatico, ogni mattina mi faceva sedere sulla canna della bicicletta e andavamo al mare. Cosa centra questa foto con la storia? Nulla, serve solo a renderlo più figo"
Stefanio - "Anno 1982 anno della vittoria ai mondiali.
Ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie al ritorno dalle vacanze in Spagna con gli amici .
Non potendo stare lontano dal mio amore presi il treno è la raggiunsi a Rimini dove passammo la fine di agosto insieme.
L’anno successivo a settembre ci saremmo sposati e fortunatamente siamo ancora insieme"
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Stefanio
"Anno 1982 anno della vittoria ai mondiali.
Ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie al ritorno dalle vacanze in Spagna con gli amici .
Non potendo stare lontano dal mio amore presi il treno è la raggiunsi a Rimini dove passammo la fine di agosto insieme.
L’anno successivo a settembre ci saremmo sposati e fortunatamente siamo ancora insieme"
Melina Scalise - 1971 
"Prima elementare. E' un'immagine simbolo di un'epoca, noi figli degli anni '60, del boom economico, della ripresa dell'Italia dalla fatica della ricostruzione del dopoguerra. Per la prima volta precipitata dalla famiglia alla collettività. Simbolo la cartina d'Italia: reclutata tra i cittadini a fare la mia parte. Timida e orgogliosa di portare nella mia scuola la cravatta rosa facendomi sentire femmina rivoluzionaria e alla pari dei maschi. Erano gli anni 70... C'erano i figli dei fiori... Oggi ci saranno figli del coronavirus??? Io spero di sì per non piangere solo i morti e guardare il futuro con occhi nuovi."
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Melina Scalise
1971
"Prima elementare. E' un'immagine simbolo di un'epoca, noi figli degli anni '60, del boom economico, della ripresa dell'Italia dalla fatica della ricostruzione del dopoguerra. Per la prima volta precipitata dalla famiglia alla collettività. Simbolo la cartina d'Italia: reclutata tra i cittadini a fare la mia parte. Timida e orgogliosa di portare nella mia scuola la cravatta rosa facendomi sentire femmina rivoluzionaria e alla pari dei maschi. Erano gli anni 70... C'erano i figli dei fiori... Oggi ci saranno figli del coronavirus??? Io spero di sì per non piangere solo i morti e guardare il futuro con occhi nuovi."
Patrizia - Gioacchino

"Gioacchino, mio nonno, era un uomo elegante, buono e amato da tutti. Lavorava per la società telefonica dell'epoca, per la quale poi lavorò anche mia madre e oggi io, per uno strano scherzo del destino.
Era un tempo in cui in Sicilia non usava che le ragazze uscissero da sole, ma la voglia di vivere e di scoprire il mondo era talmente forte che si accontentavano di essere 'scortate' .
Era estate, mia madre, sua sorella maggiore e la cognata, fremevano all'idea che sarebbero uscite per andare al teatro per le rappresentazioni del Luglio Musicale, dove avrebbero potuto sfoggiare gli abiti più belli e i sorrisi più smaglianti. Mia madre racconta che in un momento di vanità quella sera accennò una sfumatura di rossetto sulle labbra, prontamente intercettata da mio nonno che la fece risalire in casa a lavarsi il viso.
Credo che mio nonno, a ragione, pensava che lei fosse già bellissima. Nel suo viso serio e compiaciuto, colgo la maturità di chi ha vissuto e sa come va il mondo, accanto a lui, forse un passo indietro, mia madre Bella, mia zia Ida sua cognata, e Paola, la sorella"
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Patrizia
Gioacchino

"Gioacchino, mio nonno, era un uomo elegante, buono e amato da tutti. Lavorava per la società telefonica dell'epoca, per la quale poi lavorò anche mia madre e oggi io, per uno strano scherzo del destino.
Era un tempo in cui in Sicilia non usava che le ragazze uscissero da sole, ma la voglia di vivere e di scoprire il mondo era talmente forte che si accontentavano di essere 'scortate' .
Era estate, mia madre, sua sorella maggiore e la cognata, fremevano all'idea che sarebbero uscite per andare al teatro per le rappresentazioni del Luglio Musicale, dove avrebbero potuto sfoggiare gli abiti più belli e i sorrisi più smaglianti. Mia madre racconta che in un momento di vanità quella sera accennò una sfumatura di rossetto sulle labbra, prontamente intercettata da mio nonno che la fece risalire in casa a lavarsi il viso.
Credo che mio nonno, a ragione, pensava che lei fosse già bellissima. Nel suo viso serio e compiaciuto, colgo la maturità di chi ha vissuto e sa come va il mondo, accanto a lui, forse un passo indietro, mia madre Bella, mia zia Ida sua cognata, e Paola, la sorella"
Roberto - Nicola

"Mio Padre nato nel 1948. alla fine della Guerra. Negli anni successivi il servizio militare obbligatorio. Cosa che ormai non lo è più. Un pò analoga come situazione. Ora non ci chiedono di indossare elmetto, fucile e di allontanarci dalla propria famiglia. Ora ci chiedono di rimanere a casa e di indossare guanti e mascherine. Rimane comunque un dovere, un dovere civico e morale. Nel rispetto delle regole siamo portati a vivere. Per quel che mi riguarda, dicono che NOI ci siamo scampati l'esperienza del militare. Devo essere onesto. Un'esperienza l'avrei fatta. Alla fine mio padre, mi ha insegnato a rispettare gli altri, vivere a testa alta, a non mollare mai. Anche quando non c'era nulla da mangiare. A rimboccarsi le maniche e vivere in amore. L'amore per la famiglia. La famiglia che era quel luogo sicuro dove poter tornare. Dove poter vivere"
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Roberto
Nicola

"Mio Padre nato nel 1948. alla fine della Guerra. Negli anni successivi il servizio militare obbligatorio. Cosa che ormai non lo è più. Un pò analoga come situazione. Ora non ci chiedono di indossare elmetto, fucile e di allontanarci dalla propria famiglia. Ora ci chiedono di rimanere a casa e di indossare guanti e mascherine. Rimane comunque un dovere, un dovere civico e morale. Nel rispetto delle regole siamo portati a vivere. Per quel che mi riguarda, dicono che NOI ci siamo scampati l'esperienza del militare. Devo essere onesto. Un'esperienza l'avrei fatta. Alla fine mio padre, mi ha insegnato a rispettare gli altri, vivere a testa alta, a non mollare mai. Anche quando non c'era nulla da mangiare. A rimboccarsi le maniche e vivere in amore. L'amore per la famiglia. La famiglia che era quel luogo sicuro dove poter tornare. Dove poter vivere"
Mara - Nonno Mario

"Ieri sera ero a casa con mia Nonna e mentre stavamo sistemando abbiamo trovato questa fotografia.   Entrambi non vedevano questa fotografia da un pò di tempo. E' stata una bella sorpresa. Mio nonno Mario è nato nel 1941.
Qui è ritratto in caserma a Taranto da un suo compagno. È stato marinaio di terra dal 1959 al 1961. Nella foto stava aspettando il cambio sentinella e toccava a lui fare la guardia. Nonno è sempre stato simpatico e anche ora è una persona molto attiva socialmente"
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Mara
Nonno Mario

"Ieri sera ero a casa con mia Nonna e mentre stavamo sistemando abbiamo trovato questa fotografia. Entrambi non vedevano questa fotografia da un pò di tempo. E' stata una bella sorpresa. Mio nonno Mario è nato nel 1941.
Qui è ritratto in caserma a Taranto da un suo compagno. È stato marinaio di terra dal 1959 al 1961. Nella foto stava aspettando il cambio sentinella e toccava a lui fare la guardia. Nonno è sempre stato simpatico e anche ora è una persona molto attiva socialmente"


Gloria - Messina, estate 1955

“Il nonno Cesare ama il mare, ama nuotare.
A Messina si allenava con suo zio ( allenatore dei ragazzi del posto ) per attraversare lo Stretto a nuoto, traversata che è riuscito a compiere svariate volte”
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Gloria
Messina, estate 1955

“Il nonno Cesare ama il mare, ama nuotare.
A Messina si allenava con suo zio ( allenatore dei ragazzi del posto ) per attraversare lo Stretto a nuoto, traversata che è riuscito a compiere svariate volte”
Mike - 
Una giornata al mare 

“Ormai sarà vago il ricordo di quella fredda giornata in spiaggia a Gourock, quel piccolo paesino scozzese dove mia madre è cresciuta. Una foto senza tempo dove mio nonno Alexander non si vede perché dietro l’obiettivo ma è ben presente nel sorriso di mia nonna Margaret. Lei insegnate, lui marinaio passavano le giornate libere passeggiando lungo il mare con le loro due figlie Karen (mia zia a sinistra) e Morvyn (mia madre a destra). 
Basta davvero poco per essere felici”
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Mike

Una giornata al mare

“Ormai sarà vago il ricordo di quella fredda giornata in spiaggia a Gourock, quel piccolo paesino scozzese dove mia madre è cresciuta. Una foto senza tempo dove mio nonno Alexander non si vede perché dietro l’obiettivo ma è ben presente nel sorriso di mia nonna Margaret. Lei insegnate, lui marinaio passavano le giornate libere passeggiando lungo il mare con le loro due figlie Karen (mia zia a sinistra) e Morvyn (mia madre a destra).
Basta davvero poco per essere felici”
Lorenzo - Bisnonni Alessandro e Teresa

“Ho ritrovato questa fotografia in casa ad Alessandria.  Sono i miei bis nonni materni:Alessandro e Teresa. Lui è scomparso nella guerra 15-18, a cui ha preso parte come sergente.
È stato dichiarato disperso nel 1917, ha lasciato a casa la moglie e mio nonno che aveva qualche anno solo...pensano disperso sul Carso”
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Lorenzo
Bisnonni Alessandro e Teresa

“Ho ritrovato questa fotografia in casa ad Alessandria. Sono i miei bis nonni materni:Alessandro e Teresa. Lui è scomparso nella guerra 15-18, a cui ha preso parte come sergente.
È stato dichiarato disperso nel 1917, ha lasciato a casa la moglie e mio nonno che aveva qualche anno solo...pensano disperso sul Carso”
Silvia - Valda e Francesco

"La storia di Valda e Francesco, i miei nonni paterni.
Valda,classe 1922, francese di Grenoble lavora fin da ragazza come tessitrice industriale.
Le sue passioni sono : il cinema, il ballo e la musica classica. Di una bellezza un po' diversa dai canoni dell'epoca, ama vestirsi con un tocco tutto personale. Gonne sotto il ginocchio, calzini maschili, giacche con le spalline ben pronunciate sono il suo marchio di riconoscimento. Nel 1947 incontra in una sala da ballo Francesco, il suo futuro sposo. Di due anni più grande di lei, italiano della provincia di Cremona vive in Francia e lavora come tornitore meccanico. La loro comune passione per la musica classica, soprattutto lirica li avvicina e li fa fidanzare poco tempo dopo. Nel 1950 si sposano e tre anni più tardi nasce quello che è diventato mio papà : Pierre Maxime Angelo.
Tornano in Italia a fine anni '60 e si stabiliscono a Milano nella zona che ora è l'odierna Chinatown.
Una piccola curiosità : nonno Francesco era molto appassiona"
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Silvia
Valda e Francesco

"La storia di Valda e Francesco, i miei nonni paterni.
Valda,classe 1922, francese di Grenoble lavora fin da ragazza come tessitrice industriale.
Le sue passioni sono : il cinema, il ballo e la musica classica. Di una bellezza un po' diversa dai canoni dell'epoca, ama vestirsi con un tocco tutto personale. Gonne sotto il ginocchio, calzini maschili, giacche con le spalline ben pronunciate sono il suo marchio di riconoscimento. Nel 1947 incontra in una sala da ballo Francesco, il suo futuro sposo. Di due anni più grande di lei, italiano della provincia di Cremona vive in Francia e lavora come tornitore meccanico. La loro comune passione per la musica classica, soprattutto lirica li avvicina e li fa fidanzare poco tempo dopo. Nel 1950 si sposano e tre anni più tardi nasce quello che è diventato mio papà : Pierre Maxime Angelo.
Tornano in Italia a fine anni '60 e si stabiliscono a Milano nella zona che ora è l'odierna Chinatown.
Una piccola curiosità : nonno Francesco era molto appassiona"
Tatiana - Nonno Vittorio


“Non ho mai conosciuto mio Nonno, in questa fotografia che ho ritrovato in casa aveva 4 anni era il 1935.
Vittorio Sceia nato il 29 01 1931, a Maggiate, frazione di Gattico in provincia di Novara.
A 16 anni si trasferì in Svizzera dallo zio Giovanni, per studiare Ingegneria.
Essendo in Svizzera e il 1' di 4 fratelli non andò al militare.
Però all'età di 21 anni fu costretto a mollare gli studi per la morte del padre, Andrea.
Tornato a Maggiate, iniziò a lavorare in una ditta metal meccanica, a fare il tornitore.
A 35 anni si sposa con Maria Oberti di 33 anni. Vissero 2 anni a Maggiora con la figlia Gabriella nata nel giugno del 66 e appena Maria fu incinta della seconda, Stefania, 2 anni dopo, si trasferirono a Castelletto Ticino in un condominio sul fiume. Visse a Cicognola, con la famiglia fino all'età di 51 anni quando morì per emorragia celebrale. Alla morte le figlie adolescenti, con la madre si ritrasferirono a Maggiora.”
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Tatiana
Nonno Vittorio


“Non ho mai conosciuto mio Nonno, in questa fotografia che ho ritrovato in casa aveva 4 anni era il 1935.
Vittorio Sceia nato il 29 01 1931, a Maggiate, frazione di Gattico in provincia di Novara.
A 16 anni si trasferì in Svizzera dallo zio Giovanni, per studiare Ingegneria.
Essendo in Svizzera e il 1' di 4 fratelli non andò al militare.
Però all'età di 21 anni fu costretto a mollare gli studi per la morte del padre, Andrea.
Tornato a Maggiate, iniziò a lavorare in una ditta metal meccanica, a fare il tornitore.
A 35 anni si sposa con Maria Oberti di 33 anni. Vissero 2 anni a Maggiora con la figlia Gabriella nata nel giugno del 66 e appena Maria fu incinta della seconda, Stefania, 2 anni dopo, si trasferirono a Castelletto Ticino in un condominio sul fiume. Visse a Cicognola, con la famiglia fino all'età di 51 anni quando morì per emorragia celebrale. Alla morte le figlie adolescenti, con la madre si ritrasferirono a Maggiora.”
Lena - Anna e Giuseppe

“In questo scatto un po’ sfocato i miei genitori sono una normale coppia di fidanzati in gita sul lago di Como. Era il lontano 1956 e loro due, dopo aver lasciato il paese d’origine, si conobbero a Cassina Nuova, che in quegli anni era una meta ambita per chi proveniva da poveri paesi della campagna veneta, in cerca di una vita migliore. Anna e Giuseppe si sposarono il 20 ottobre 1956 insieme a Zita e Carlo. Da quel giorno, le loro vite sono trascorse sempre insieme, nella stessa casa, condividendo ogni momento. Da qualche anno Zita e Carlo ci hanno lasciato, e nel 2017 anche mio papà li ha raggiunti; ora è rimasta solo lei, Anna, con tutti i suoi ricordi e nonostante la fragilità lo oggi io la immagino sempre così: una bella ragazza dai capelli scuri con tutto il futuro davanti.”
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Lena
Anna e Giuseppe

“In questo scatto un po’ sfocato i miei genitori sono una normale coppia di fidanzati in gita sul lago di Como. Era il lontano 1956 e loro due, dopo aver lasciato il paese d’origine, si conobbero a Cassina Nuova, che in quegli anni era una meta ambita per chi proveniva da poveri paesi della campagna veneta, in cerca di una vita migliore. Anna e Giuseppe si sposarono il 20 ottobre 1956 insieme a Zita e Carlo. Da quel giorno, le loro vite sono trascorse sempre insieme, nella stessa casa, condividendo ogni momento. Da qualche anno Zita e Carlo ci hanno lasciato, e nel 2017 anche mio papà li ha raggiunti; ora è rimasta solo lei, Anna, con tutti i suoi ricordi e nonostante la fragilità lo oggi io la immagino sempre così: una bella ragazza dai capelli scuri con tutto il futuro davanti.”
Carlo - Nonno Giampiero

“Nato a Roma l'1 ottobre 1932, primo di cinque fratelli.
Ha fatto il servizio militare fino a quando ha conosciuto e sposato mia nonna Dina con la quale ha avuto due figli: Claudio, mio padre, e Marina, mia zia.
Ha iniziato la carriera militare come paracadutista ottenendo poi anche altre specializzazioni.
Raccontava sempre con grandissimo orgoglio di quel periodo e in particolare il suo primo lancio con il paracadute.
Questa è una fotografia in divisa sul lago Trasimeno”
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Carlo
Nonno Giampiero

“Nato a Roma l'1 ottobre 1932, primo di cinque fratelli.
Ha fatto il servizio militare fino a quando ha conosciuto e sposato mia nonna Dina con la quale ha avuto due figli: Claudio, mio padre, e Marina, mia zia.
Ha iniziato la carriera militare come paracadutista ottenendo poi anche altre specializzazioni.
Raccontava sempre con grandissimo orgoglio di quel periodo e in particolare il suo primo lancio con il paracadute.
Questa è una fotografia in divisa sul lago Trasimeno”
Silvia - Amanda e Bonaventura

Giuseppina o come le piaceva farsi chiamare Amanda, nasce a Milano nel 1920. Di origini toscane, dopo aver terminato gli studi, trova lavoro come assistente in una sartoria. Grande appassionata di musica anni '40, ama molto ballare.
Tipica bellezza italiana dell'epoca, mette in risalto la sua fisicità con vestiti a fiori, a quadretti, a pois, camiciette e gonne e gli immancabili tacchi alti. Non disdegna però la comodità dei pantaloni a vita alta e dei cappellini più sportivi per le gite fuori porta. Nel 1946 conosce Bonaventura, il suo futuro sposo.
Il nome Bonaventura è tutto un programma per una personalità unica. "Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura"
Nato nel 1922,milanese doc, vive a due passi dall'Arena Civica e passa il suo tempo nell'officina di restauro biciclette di suo papà. Dopo la chiamata alle armi in Germania torna e trova lavoro come apprendista meccanico. Sempre più bravo e riconosciuto, diventa nel c
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Silvia
Amanda e Bonaventura

Giuseppina o come le piaceva farsi chiamare Amanda, nasce a Milano nel 1920. Di origini toscane, dopo aver terminato gli studi, trova lavoro come assistente in una sartoria. Grande appassionata di musica anni '40, ama molto ballare.
Tipica bellezza italiana dell'epoca, mette in risalto la sua fisicità con vestiti a fiori, a quadretti, a pois, camiciette e gonne e gli immancabili tacchi alti. Non disdegna però la comodità dei pantaloni a vita alta e dei cappellini più sportivi per le gite fuori porta. Nel 1946 conosce Bonaventura, il suo futuro sposo.
Il nome Bonaventura è tutto un programma per una personalità unica. "Qui comincia l'avventura del Signor Bonaventura"
Nato nel 1922,milanese doc, vive a due passi dall'Arena Civica e passa il suo tempo nell'officina di restauro biciclette di suo papà. Dopo la chiamata alle armi in Germania torna e trova lavoro come apprendista meccanico. Sempre più bravo e riconosciuto, diventa nel c
Anna - Gisella e Raffaele


Tropea 11 Febbraio 1956, Via Libertà - Matrimonio Chiesa del SS. Rosario 
Il matrimonio dei miei genitori, Gisella Piserà  e Raffaele Colace. I miei nonni Colace Anna Maria e Colace Domenico, Libertino Isabella e Piserà Antonio

Una foto che racchiude i miei affetti e la mia passione fotografica ma soprattutto ci sono i segni di un periodo storico dove ancora, nonostante la povertà, la comunità tutta si stringe intorno a due persone che incominciano il loro progetto di vita…bellissimo progetto di vita che hanno vissuto intensamente, fino alla morte di mio padre, i miei genitori.
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Anna
Gisella e Raffaele


Tropea 11 Febbraio 1956, Via Libertà - Matrimonio Chiesa del SS. Rosario 
Il matrimonio dei miei genitori, Gisella Piserà e Raffaele Colace. I miei nonni Colace Anna Maria e Colace Domenico, Libertino Isabella e Piserà Antonio

Una foto che racchiude i miei affetti e la mia passione fotografica ma soprattutto ci sono i segni di un periodo storico dove ancora, nonostante la povertà, la comunità tutta si stringe intorno a due persone che incominciano il loro progetto di vita…bellissimo progetto di vita che hanno vissuto intensamente, fino alla morte di mio padre, i miei genitori.
Adua - Giuseppe e Adua

“Questa foto non è molto vecchia ha 15 anni, ma essendo tutti in isolamento mi è difficile recuperare un'altra foto di loro, l'unica che potrebbe sarebbe mia nonna ma capirai perché non è in grado. Voglio mandarti una foto delle nozze d'oro dei miei nonni paterni, è uno dei miei ricordi più cari perché riguarda una parte della mia vita ancora innocente e spensierata. Come la maggior parte delle coppie a loro coetanee, Giuseppe e Adua Maria Concetta hanno passato una vita insieme, piena di sacrifici, ma a detta loro sempre felici di avere l'uno per l'altra. Hanno vissuto i loro 50 anni di vita insieme come un traguardo e noi figli e nipoti insieme a loro. Dopo quel giorno, mio nonno ha iniziato a combattere contro il male del secolo, ha vissuto altri 3 anni, curato e protetto dalla sua Concetta, che ha vissuto per lui ogni momento. Alla sua morte tante cose sono venute meno, io ho compreso veramente il dolore che la morte porta con sé e penso che quando un capofamiglia caro come lui viene a mancare sia veramente difficile riuscire a rimanere uniti come prima. Ci ha dato tanto, ma ci ha tolto molto, con la sua assenza. Ma quella che ne ha fatto più le spese è stata mia nonna, che ha iniziato a chiudersi sempre più in sé, agevolata anche da una pesante e progressiva forma di demenza. 
A distanza di 15 anni da questa foto il contesto familiare è cambiato, mia nonna Concetta non si ricorda più di mio padre (che riconosce come una cara persona che ogni giorno va a trovarla e a portarle i dolcetti) non sì ricorda più di me, ma ricorda alla perfezione ogni momento passato col suo Giuseppe.
E nel rammarico di non sentirmi riconosciuta sai perché gioisco? Perché in fin dei conti lei ha sconfitto il dolore della morte, per vivere ogni ricordo del suo grande amore, ogni giorno col sorriso”
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Adua
Giuseppe e Adua

“Questa foto non è molto vecchia ha 15 anni, ma essendo tutti in isolamento mi è difficile recuperare un'altra foto di loro, l'unica che potrebbe sarebbe mia nonna ma capirai perché non è in grado. Voglio mandarti una foto delle nozze d'oro dei miei nonni paterni, è uno dei miei ricordi più cari perché riguarda una parte della mia vita ancora innocente e spensierata. Come la maggior parte delle coppie a loro coetanee, Giuseppe e Adua Maria Concetta hanno passato una vita insieme, piena di sacrifici, ma a detta loro sempre felici di avere l'uno per l'altra. Hanno vissuto i loro 50 anni di vita insieme come un traguardo e noi figli e nipoti insieme a loro. Dopo quel giorno, mio nonno ha iniziato a combattere contro il male del secolo, ha vissuto altri 3 anni, curato e protetto dalla sua Concetta, che ha vissuto per lui ogni momento. Alla sua morte tante cose sono venute meno, io ho compreso veramente il dolore che la morte porta con sé e penso che quando un capofamiglia caro come lui viene a mancare sia veramente difficile riuscire a rimanere uniti come prima. Ci ha dato tanto, ma ci ha tolto molto, con la sua assenza. Ma quella che ne ha fatto più le spese è stata mia nonna, che ha iniziato a chiudersi sempre più in sé, agevolata anche da una pesante e progressiva forma di demenza.
A distanza di 15 anni da questa foto il contesto familiare è cambiato, mia nonna Concetta non si ricorda più di mio padre (che riconosce come una cara persona che ogni giorno va a trovarla e a portarle i dolcetti) non sì ricorda più di me, ma ricorda alla perfezione ogni momento passato col suo Giuseppe.
E nel rammarico di non sentirmi riconosciuta sai perché gioisco? Perché in fin dei conti lei ha sconfitto il dolore della morte, per vivere ogni ricordo del suo grande amore, ogni giorno col sorriso”
Elena - Inno alla vita

"Se dovessi dare un titolo a questa foto sarebbe “Inno alla vita”. 
La foto ritrae la mia famiglia durante una Pasquetta del lontano 1947. Era da poco terminata la guerra, si pensava a ricostruire senza più la paura delle bombe e della fame e con la voglia di godersi la libertà di ritrovarsi e festeggiare. Quale modo migliore se non quello di vivere una giornata serena con le persone care? 
Mia madre è la donna in dolce attesa del primo figlio e mio padre è l'uomo che la stringe con un braccio e che con l'altro tiene le briglie del cavallo. Questa foto raggruppa più componenti della mia famiglia materna e di quella paterna; tutti insieme appassionatamente. L'amore per la famiglia è nel mio dna. I miei genitori hanno cresciuto me e i miei 7 fratelli ad amore e valori quali rispetto, solidarietà e altruismo e per questo gliene sarò sempre infinitamente grata"
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Elena
Inno alla vita

"Se dovessi dare un titolo a questa foto sarebbe “Inno alla vita”.
La foto ritrae la mia famiglia durante una Pasquetta del lontano 1947. Era da poco terminata la guerra, si pensava a ricostruire senza più la paura delle bombe e della fame e con la voglia di godersi la libertà di ritrovarsi e festeggiare. Quale modo migliore se non quello di vivere una giornata serena con le persone care?
Mia madre è la donna in dolce attesa del primo figlio e mio padre è l'uomo che la stringe con un braccio e che con l'altro tiene le briglie del cavallo. Questa foto raggruppa più componenti della mia famiglia materna e di quella paterna; tutti insieme appassionatamente. L'amore per la famiglia è nel mio dna. I miei genitori hanno cresciuto me e i miei 7 fratelli ad amore e valori quali rispetto, solidarietà e altruismo e per questo gliene sarò sempre infinitamente grata"
Mario - Giovanni

“La foto è degli anni '80.  Mi piace sia perchè è molto ironica (le mie dita copiano la bocca aperta di mio papà) sia perchè per mio padre il pranzo era un momento molto importante. 
Giovanni ha fatto per tutta la vita il muratore, per cui moltissime volte ha dovuto mangiare in cantiere riscaldandosi il cibo preparato la sera prima. Quando finalmente poteva tornare a casa per la pausa pranzo, si godeva ogni minuto di quell'ora che aveva a disposizione. Io invece mangiavo in fretta per poter tornare subito a giocare e speravo potesse venire anche lui a giocare con me.
A volte mentre mangiava il formaggio, per tenermi buono, ne prendeva un pezzetto e lo tagliava in otto parti più piccole che rappresentavano Biancaneve e i sette nani, mi sedeva poi sulle sue gambe cercando di ricordarsi il nome di tutti i nani (non ci riusciva mai) e insieme ne mangiavamo un pezzo a testa fino ad arrivare all'ultimo, il più grosso, Biancaneve, che lasciava sempre a me. Nel 2007 mi sono laureato. Mi ricordo ancora la sua espressione. Aveva gli occhi lucidi, sembrava dire: "sono molto orgoglioso di te”. Da due anni a questa parte è in una casa di riposo perchè, per me e mia mamma, era diventato impossibile gestirlo e prenderci cura di lui, a casa, in maniera dignitosa.
In queste settimane in cui si è diffuso il Covid-19 la situazione è molto complessa perchè giustamente, hanno chiuso gli accessi alla casa di riposo e non lo vediamo da circa un mese. 
Mia madre era abituata ad andarlo a trovare una volta al giorno. In due anni è mancata una sola volta. Puoi immaginare cosa rappresenti per lei dover stare a casa senza vederlo.
La cosa che più ci angoscia in questi giorni è che ogni volta che squilla il telefono abbiamo paura sia la casa di riposo che ci avverte che il virus è penetrato, il che poi si traduce anche nel non poter stargli vicino”
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Mario
Giovanni

“La foto è degli anni '80. Mi piace sia perchè è molto ironica (le mie dita copiano la bocca aperta di mio papà) sia perchè per mio padre il pranzo era un momento molto importante.
Giovanni ha fatto per tutta la vita il muratore, per cui moltissime volte ha dovuto mangiare in cantiere riscaldandosi il cibo preparato la sera prima. Quando finalmente poteva tornare a casa per la pausa pranzo, si godeva ogni minuto di quell'ora che aveva a disposizione. Io invece mangiavo in fretta per poter tornare subito a giocare e speravo potesse venire anche lui a giocare con me.
A volte mentre mangiava il formaggio, per tenermi buono, ne prendeva un pezzetto e lo tagliava in otto parti più piccole che rappresentavano Biancaneve e i sette nani, mi sedeva poi sulle sue gambe cercando di ricordarsi il nome di tutti i nani (non ci riusciva mai) e insieme ne mangiavamo un pezzo a testa fino ad arrivare all'ultimo, il più grosso, Biancaneve, che lasciava sempre a me. Nel 2007 mi sono laureato. Mi ricordo ancora la sua espressione. Aveva gli occhi lucidi, sembrava dire: "sono molto orgoglioso di te”. Da due anni a questa parte è in una casa di riposo perchè, per me e mia mamma, era diventato impossibile gestirlo e prenderci cura di lui, a casa, in maniera dignitosa.
In queste settimane in cui si è diffuso il Covid-19 la situazione è molto complessa perchè giustamente, hanno chiuso gli accessi alla casa di riposo e non lo vediamo da circa un mese.
Mia madre era abituata ad andarlo a trovare una volta al giorno. In due anni è mancata una sola volta. Puoi immaginare cosa rappresenti per lei dover stare a casa senza vederlo.
La cosa che più ci angoscia in questi giorni è che ogni volta che squilla il telefono abbiamo paura sia la casa di riposo che ci avverte che il virus è penetrato, il che poi si traduce anche nel non poter stargli vicino”
Stella - Rosemarie

"Mia sorella Rosemarie, poetessa che ha vissuto una vita intensa girando in europa e in america, una vera bohémienne..la foto è stata fatta negli anni '70 ora tra tante foto in un vecchio album"
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Stella
Rosemarie

"Mia sorella Rosemarie, poetessa che ha vissuto una vita intensa girando in europa e in america, una vera bohémienne..la foto è stata fatta negli anni '70 ora tra tante foto in un vecchio album"
Alessia - Nonno Ambrogio 

"Io ho conosciuto e conosco solo mia nonna materna, per il resto dei nonni non so nulla.
Mia nonna paterna é morta quando mio padre aveva 3 anni. Per incidente stradale... Quando é morta aveva al polso un orologio... Ed é l'unico "ricordo" che mio padre ha di lei.
Qualche tempo fa mio padre me lo ha mostrato... E mi va esattamente allo stesso buco in cui lo usava sua madre (da allora ho scoperto da chi ho preso i polsi piccoli"

"Alla mia Milena con tutta l'anima e con tutto il cuore
Ambrogio"
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Alessia
Nonno Ambrogio

"Io ho conosciuto e conosco solo mia nonna materna, per il resto dei nonni non so nulla.
Mia nonna paterna é morta quando mio padre aveva 3 anni. Per incidente stradale... Quando é morta aveva al polso un orologio... Ed é l'unico "ricordo" che mio padre ha di lei.
Qualche tempo fa mio padre me lo ha mostrato... E mi va esattamente allo stesso buco in cui lo usava sua madre (da allora ho scoperto da chi ho preso i polsi piccoli"

"Alla mia Milena con tutta l'anima e con tutto il cuore
Ambrogio"
Kristiana - Estate 1998 - Korcë (Albania)

"Nella casa dove vivevamo con le suore capitava che venissero a trovarci i nostri genitori. Io non li avevo, i genitori, ed ero felice così. 
Nella foto Suor Shobha, che mi ha cresciuta a pane e amore come una mamma, mi guarda sorridente mentre io sono in braccio ad una sconosciuta che due anni dopo avrei iniziato a chiamare "Mamma"
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Kristiana
Estate 1998 - Korcë (Albania)

"Nella casa dove vivevamo con le suore capitava che venissero a trovarci i nostri genitori. Io non li avevo, i genitori, ed ero felice così.
Nella foto Suor Shobha, che mi ha cresciuta a pane e amore come una mamma, mi guarda sorridente mentre io sono in braccio ad una sconosciuta che due anni dopo avrei iniziato a chiamare "Mamma"
VickyMartin - "Queste due fotografie Bound e Unravel raffigurano l'idea del legame materno, in particolare la connessione che la figlia trova con sua madre. La lana rossa usata in entrambe le fotografie simboleggia il filo della vita che unisce madre e figlia: inizialmente, è una linea fisica, il cordone ombelicale, ma più tardi nella vita diventa più intangibile, un legame forgiato in esperienze condivise e amore. Sebbene a volte questo legame si estenda fino al punto di rottura, credo che sia particolarmente toccante nel nostro attuale clima strano e difficile per garantire che rafforziamo il nostro amore per i membri della nostra famiglia, prendendoci cura delle nostre madri mentre si occupano di noi"
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VickyMartin
"Queste due fotografie Bound e Unravel raffigurano l'idea del legame materno, in particolare la connessione che la figlia trova con sua madre. La lana rossa usata in entrambe le fotografie simboleggia il filo della vita che unisce madre e figlia: inizialmente, è una linea fisica, il cordone ombelicale, ma più tardi nella vita diventa più intangibile, un legame forgiato in esperienze condivise e amore. Sebbene a volte questo legame si estenda fino al punto di rottura, credo che sia particolarmente toccante nel nostro attuale clima strano e difficile per garantire che rafforziamo il nostro amore per i membri della nostra famiglia, prendendoci cura delle nostre madri mentre si occupano di noi"
Margherita - Maria

"Vi racconto una storia fatta di estati calde in canottiera, taralli cotti nel forno a legna tra le mani e tanta semplicità.
Mia nonna era solita sedersi a tarda serata sull'unica panchina che c'era sull'aia, fatta da due larghi pezzi di legno, tenuti insieme da una pila di tufi.
Su quella panchina si raccontavano storie antiche, chi aveva la fortuna di sedersi vicino a lei poteva ascoltarle.
Chissà quale storia avrà raccontato alla mia bambina. Cerco di immaginare cosa stanno guardando quegli occhi fissi all'orizzonte, forse un futuro carico di speranza."
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Margherita
Maria

"Vi racconto una storia fatta di estati calde in canottiera, taralli cotti nel forno a legna tra le mani e tanta semplicità.
Mia nonna era solita sedersi a tarda serata sull'unica panchina che c'era sull'aia, fatta da due larghi pezzi di legno, tenuti insieme da una pila di tufi.
Su quella panchina si raccontavano storie antiche, chi aveva la fortuna di sedersi vicino a lei poteva ascoltarle.
Chissà quale storia avrà raccontato alla mia bambina. Cerco di immaginare cosa stanno guardando quegli occhi fissi all'orizzonte, forse un futuro carico di speranza."
Giulia, Claudia e Andrea - Nonna Ann

“Lei è Ann Lyons, nata a New York il 30 settembre 1936, si è sempre sentita un brutto anatroccolo finché grazie alla sua altezza riuscì a entrare nel mondo della moda all’età 18 anni. Dopo due anni di esperienza decise di partire per l’Europa e così all’età di 22 approda a Parigi nella quale ci rimane qualche mese lavorando per i più grandi stilisti. Dopo qualche mese si trasferisce a Roma e li inizia la sua sfolgorante carriera contemporaneamente alla nascita della moda italiana così come la conosciamo oggi, era il 58 quando il signor Giorgini organizza la prima sfilata per Bayers stranieri a Firenze è in questo contesto che Ann Lyons incontra colui che diventerà suo marito; Enzo Bertoli.”
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Giulia, Claudia e Andrea
Nonna Ann

“Lei è Ann Lyons, nata a New York il 30 settembre 1936, si è sempre sentita un brutto anatroccolo finché grazie alla sua altezza riuscì a entrare nel mondo della moda all’età 18 anni. Dopo due anni di esperienza decise di partire per l’Europa e così all’età di 22 approda a Parigi nella quale ci rimane qualche mese lavorando per i più grandi stilisti. Dopo qualche mese si trasferisce a Roma e li inizia la sua sfolgorante carriera contemporaneamente alla nascita della moda italiana così come la conosciamo oggi, era il 58 quando il signor Giorgini organizza la prima sfilata per Bayers stranieri a Firenze è in questo contesto che Ann Lyons incontra colui che diventerà suo marito; Enzo Bertoli.”
Martina - Nonno Osvaldo

"Non ho mai avuto modo di poter conoscere mio nonno, è morto molti anni prima che nascessi, ha lavorato come dirigente per la Motta per poi aprirsi un suo negozio di pasticceria a Milano in via Maiocchi con il nome “Osvald”,
Mi hanno colpito molto le foto mentre fa box perchè condividiamo la stessa passione"
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Martina
Nonno Osvaldo

"Non ho mai avuto modo di poter conoscere mio nonno, è morto molti anni prima che nascessi, ha lavorato come dirigente per la Motta per poi aprirsi un suo negozio di pasticceria a Milano in via Maiocchi con il nome “Osvald”,
Mi hanno colpito molto le foto mentre fa box perchè condividiamo la stessa passione"
Stefanio - "I ricordi da bambini si andava a Città Satellite. Tanti divertimenti gratuiti tra cui animali da vedere e poi crescendo in bici con gli amici poi motorino moto e auto poi chiuse tutto ma riapri con tanti divertimenti a pagamento stavolta io portavo mia figlia tutte le domeniche mattina come faceva mio padre con me.
Adesso sembrerebbe riapra così porterò la mia amata nipote Esme"
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Stefanio
"I ricordi da bambini si andava a Città Satellite. Tanti divertimenti gratuiti tra cui animali da vedere e poi crescendo in bici con gli amici poi motorino moto e auto poi chiuse tutto ma riapri con tanti divertimenti a pagamento stavolta io portavo mia figlia tutte le domeniche mattina come faceva mio padre con me.
Adesso sembrerebbe riapra così porterò la mia amata nipote Esme"
Ida - Maria e Gabriele

"Loro sono emigrati negli stati uniti nel 1956. Mia mamma aveva 23 anni e mio padre 24. Mia mamma incinta di 3 mesi e un viaggio in nave di quasi 20 giorni. Giorni in cui mia mamma è stata malissimo per la gravidanza e tuttora ricorda il rumore della valigia che scivolava da una parte all’altra della cabina. Una volta arrivati in America furono ospitati da una famiglia greca e quando mio padre perse il lavoro (non prima però si aver trovato per terra il portafoglio di un consigliere comunale di a Baltimora, notoriamente anti-immigrante, che scrisse un articolo sul giornale locale per ringraziarlo per aver restituito il portafoglio con dentro tutti i soldi)
Senza lavoro andarono poi a Detroit dove mia mamma aveva una zia e li mio padre si fece male nella sartoria dove lavorava. Per un mese con ha potuto lavorare con rischio amputazione dito (che per un sarto vuol dire non lavorare più ) e mia mamma incinta di 7 mesi lavava i panni nella vasca da bagno e faceva da mangiare per un immigrante italiano che era solo - per 10 dollari a settimana. 

I miei si sono amati più di qualsiasi coppia io abbia mai conosciuta. Tante difficoltà superate solo con l’amore. Completamente diversi - mia mamma pratica è forte mentre mio padre sensibilissimo, pronto sempre a far sorridere -  si sono sempre sostenuti tra episodi di cancro, chemio, per finire con la lunga malattia di mio padre (Parkinson con demenza e insufficienza renale con dialisi ...) di cui mia mamma prese cura da sola perché lui rispondeva solo a lei. Qualche mese prima di morire, erano da loro in visita e mia mamma cantava (ama la Lirica e la canzone melodica ) ... mio padre la guardava e dalla sedia a rotelle dove ormai passava la sua giornata allungo’ le braccia  a mia mamma che lo aiutò ad alzarsi e ballarono (cioè rimasero abbracciati). Quel momento per me rimarrà impressa nella mia testa e cuore per sempre. È stata la più grande lezione della mia vita. 

Quella era casa mia... con le discussioni subito ‘sanate’ da qualche battuta di mio padre che baciava poi mia mamma, con il piatto  in più e la porta sempre aperta."
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Ida
Maria e Gabriele

"Loro sono emigrati negli stati uniti nel 1956. Mia mamma aveva 23 anni e mio padre 24. Mia mamma incinta di 3 mesi e un viaggio in nave di quasi 20 giorni. Giorni in cui mia mamma è stata malissimo per la gravidanza e tuttora ricorda il rumore della valigia che scivolava da una parte all’altra della cabina. Una volta arrivati in America furono ospitati da una famiglia greca e quando mio padre perse il lavoro (non prima però si aver trovato per terra il portafoglio di un consigliere comunale di a Baltimora, notoriamente anti-immigrante, che scrisse un articolo sul giornale locale per ringraziarlo per aver restituito il portafoglio con dentro tutti i soldi)
Senza lavoro andarono poi a Detroit dove mia mamma aveva una zia e li mio padre si fece male nella sartoria dove lavorava. Per un mese con ha potuto lavorare con rischio amputazione dito (che per un sarto vuol dire non lavorare più ) e mia mamma incinta di 7 mesi lavava i panni nella vasca da bagno e faceva da mangiare per un immigrante italiano che era solo - per 10 dollari a settimana.

I miei si sono amati più di qualsiasi coppia io abbia mai conosciuta. Tante difficoltà superate solo con l’amore. Completamente diversi - mia mamma pratica è forte mentre mio padre sensibilissimo, pronto sempre a far sorridere - si sono sempre sostenuti tra episodi di cancro, chemio, per finire con la lunga malattia di mio padre (Parkinson con demenza e insufficienza renale con dialisi ...) di cui mia mamma prese cura da sola perché lui rispondeva solo a lei. Qualche mese prima di morire, erano da loro in visita e mia mamma cantava (ama la Lirica e la canzone melodica ) ... mio padre la guardava e dalla sedia a rotelle dove ormai passava la sua giornata allungo’ le braccia a mia mamma che lo aiutò ad alzarsi e ballarono (cioè rimasero abbracciati). Quel momento per me rimarrà impressa nella mia testa e cuore per sempre. È stata la più grande lezione della mia vita.

Quella era casa mia... con le discussioni subito ‘sanate’ da qualche battuta di mio padre che baciava poi mia mamma, con il piatto in più e la porta sempre aperta."
Giulia - Papà Ezio

"Una foto ricordo dell'addestramento nell'esercito di mio padre, spedita a mia madre mentre lui si addestrava: "È stato il primo lancio a Livorno, dopo essere partiti dalla SMIPAR di Pisa, della brigata Folgore e mi ricordo ancora molto bene il salto nel vuoto con lo stomaco che sembrava esplodere e quando si arrivava a terra sembrava che girava sotto di me e toccandola mi sono capottato"
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Giulia
Papà Ezio

"Una foto ricordo dell'addestramento nell'esercito di mio padre, spedita a mia madre mentre lui si addestrava: "È stato il primo lancio a Livorno, dopo essere partiti dalla SMIPAR di Pisa, della brigata Folgore e mi ricordo ancora molto bene il salto nel vuoto con lo stomaco che sembrava esplodere e quando si arrivava a terra sembrava che girava sotto di me e toccandola mi sono capottato"
Claudia - Tzia Giulia è nata nel 1905. Tzia in Sardegna è un titolo di rispetto. Mi racconta di una vita dura, fatta di lavoro nei campi e in casa. Non sa cosa significa giocare, perché c’era sempre tanto da fare. I suoi ricordi sono sbiaditi e purificati dal tempo. Vuole mostrarmi il suo tesoro più grande:
 
"Questo è l'abito con cui mi sono sposata e con questo abito me ne voglio andare..."
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Claudia
Tzia Giulia è nata nel 1905. Tzia in Sardegna è un titolo di rispetto. Mi racconta di una vita dura, fatta di lavoro nei campi e in casa. Non sa cosa significa giocare, perché c’era sempre tanto da fare. I suoi ricordi sono sbiaditi e purificati dal tempo. Vuole mostrarmi il suo tesoro più grande:

"Questo è l'abito con cui mi sono sposata e con questo abito me ne voglio andare..."
Agata - Don Angelo Consoli

"L'ho trovata per caso stamattina tra le foto di famiglia.  Rido ancora adesso perché sapete che successe pochi minuti dopo lo scatto? Non mi stava bene che il mio cuginetto giocasse con due coppe di spumante. Gliene presi una e subito lui indispettito mi dette in testa l'altra, io gli tirai i boccoli, aggrappandomi come fossero le liane di Tarzan! 
Insomma abbiamo pianto inconsolabili per tutta la serata, tra le braccia della nostre mamme. Dovevo avere al massimo due anni."
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Agata
Don Angelo Consoli

"L'ho trovata per caso stamattina tra le foto di famiglia. Rido ancora adesso perché sapete che successe pochi minuti dopo lo scatto? Non mi stava bene che il mio cuginetto giocasse con due coppe di spumante. Gliene presi una e subito lui indispettito mi dette in testa l'altra, io gli tirai i boccoli, aggrappandomi come fossero le liane di Tarzan!
Insomma abbiamo pianto inconsolabili per tutta la serata, tra le braccia della nostre mamme. Dovevo avere al massimo due anni."
Marzio - I miei Nonni

“Gino e Ines si sono conosciuti nel 1950. Gino ( classe ’32 ) da ragazzo aiutava il babbo a fare il lattaio, da grande invece ha lavorato come centralinista all’ospedale di Codogno.  Ines (classe ’35) è l’unica rimasta in vita di 11 figli avuti dalla bisnonna. Nella vita ha fatto la sarta ma poi ha sempre assistito gli anziani. Hanno avuto due figli. Ora ci troviamo nella zona rossa a 2 km da Codogno a San Fiorano.
Sto documentando la loro vita quotidiana tramite i social in questi giorni di focolaio del Covid-19”
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Marzio
I miei Nonni

“Gino e Ines si sono conosciuti nel 1950. Gino ( classe ’32 ) da ragazzo aiutava il babbo a fare il lattaio, da grande invece ha lavorato come centralinista all’ospedale di Codogno. Ines (classe ’35) è l’unica rimasta in vita di 11 figli avuti dalla bisnonna. Nella vita ha fatto la sarta ma poi ha sempre assistito gli anziani. Hanno avuto due figli. Ora ci troviamo nella zona rossa a 2 km da Codogno a San Fiorano.
Sto documentando la loro vita quotidiana tramite i social in questi giorni di focolaio del Covid-19”
Valeria - "Nascita... forse il nostro destino si palesa già il giorno della nostra nascita, sono nata alle soglie dell’inverno sottopeso, cianotica con il cordone arrotolato intorno al collo. Forse dentro di me già sapevo, le mie molecole portavano già dentro nel loro codice la sofferenza. È possibile mi chiedo è possibile che noi domani portiamo il nostro destino già scritto nei nostri atomi, che un misterioso magnete attragga i nostri genitori per permettere che si compia il nostro destino, il nostro viaggio....migliaia milioni di calamite....che formano intrecci lacrime sorrisi e gioia, sarà poi a noi vivendo cambiare questa legge di attrazione, in modo che si creino nuove magie. 
In quella sala parto lui era già assente, stava scrivendo quello che sarebbe stato..... il contenuto del bicchiere aveva più attrattive..... non so cosa pensasse di questa nuova vita che arrivava, di quella donna che aveva sposato, che ora soffriva sola...è incredibile come seguire un istinto primordiale fosse più importante sedava anche il suo dolore primordiale? i suoi magneti avevano creato un disastro di sofferenze anche per lui?. Al suono della sigla di Carosello, nel silenzio dell’ospedale tutto si stava compiendo, ogni pezzo al proprio posto, ora la bambina è libera può respirare  “che lo spettacolo abbia inizio”
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Valeria
"Nascita... forse il nostro destino si palesa già il giorno della nostra nascita, sono nata alle soglie dell’inverno sottopeso, cianotica con il cordone arrotolato intorno al collo. Forse dentro di me già sapevo, le mie molecole portavano già dentro nel loro codice la sofferenza. È possibile mi chiedo è possibile che noi domani portiamo il nostro destino già scritto nei nostri atomi, che un misterioso magnete attragga i nostri genitori per permettere che si compia il nostro destino, il nostro viaggio....migliaia milioni di calamite....che formano intrecci lacrime sorrisi e gioia, sarà poi a noi vivendo cambiare questa legge di attrazione, in modo che si creino nuove magie.
In quella sala parto lui era già assente, stava scrivendo quello che sarebbe stato..... il contenuto del bicchiere aveva più attrattive..... non so cosa pensasse di questa nuova vita che arrivava, di quella donna che aveva sposato, che ora soffriva sola...è incredibile come seguire un istinto primordiale fosse più importante sedava anche il suo dolore primordiale? i suoi magneti avevano creato un disastro di sofferenze anche per lui?. Al suono della sigla di Carosello, nel silenzio dell’ospedale tutto si stava compiendo, ogni pezzo al proprio posto, ora la bambina è libera può respirare “che lo spettacolo abbia inizio”
Manuel - Nonno Adolfo

"In questa foto mio nonno Adolfo era appena arrivato in caserma per iniziare il militare. Appena arrivati ti facevano una puntura sul petto, un vaccino polivalente chiamato TABTE. Mio nonno chiese una foto durante quel momento per dimostrare che non aveva paura degli aghi. La foto fu spedita a mia nonna, con una dedica sul retro: "Con vero amore alla mia piccola Imma che amo tanto. Baci Baci Tuo Adolfo"
Udine. 26-5-1959
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Manuel
Nonno Adolfo

"In questa foto mio nonno Adolfo era appena arrivato in caserma per iniziare il militare. Appena arrivati ti facevano una puntura sul petto, un vaccino polivalente chiamato TABTE. Mio nonno chiese una foto durante quel momento per dimostrare che non aveva paura degli aghi. La foto fu spedita a mia nonna, con una dedica sul retro: "Con vero amore alla mia piccola Imma che amo tanto. Baci Baci Tuo Adolfo"
Udine. 26-5-1959
Cosimo - Viaggio in Lambretta

“Sono partito da San Siro con la mia Lambretta 125 e facendo tutte le strade statali ho raggiunto Bologna. Arrivato a Bologna ho raggiunto il suo centro sempre seguendo le indicazioni stradali prendendo per il passo della Raticosa. Nella tarda serata sono giunto all'ostello della gioventù di Fiesole, il quale era situato in una bellissima villa immersa in un grande parco. Sono rimasto a Firenze per tre giorni per la visita della città, poi ho proseguito per Perugia visitando tutte le città che incontravo (ricordo che nel 1965 non esistevano tangenziali si entrava nei centri delle città). Dopo Perugia sono stato a Roma e li sono rimasto penso quattro giorni perché c'era tanto da visitare, poi via fino a Napoli l'ostello si trovava a Posillipo e anche a Napoli mi sono fermato alcuni giorni e mi sono anche spinto a raggiungere la cima del Vesuvio (sempre con la mia fedele Lambretta). Partito da Napoli ho visitato l'isola di Ischia e ho proseguito per Paestum e qui mi sono fermato per più di una settimana, allora tutti i templi erano liberi potevi visitarli anche di notte ora sono tutti recintati con il pagamento per l'ingresso. Il mio rientro è durato due giorni Paestum Livorno-Livorno Milano il tutto a 60 km all'ora con una spesa di 50.000 lire (sono dimagrito di 10 Chili). Subito dopo il viaggio sono partito per il militare”
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Cosimo
Viaggio in Lambretta

“Sono partito da San Siro con la mia Lambretta 125 e facendo tutte le strade statali ho raggiunto Bologna. Arrivato a Bologna ho raggiunto il suo centro sempre seguendo le indicazioni stradali prendendo per il passo della Raticosa. Nella tarda serata sono giunto all'ostello della gioventù di Fiesole, il quale era situato in una bellissima villa immersa in un grande parco. Sono rimasto a Firenze per tre giorni per la visita della città, poi ho proseguito per Perugia visitando tutte le città che incontravo (ricordo che nel 1965 non esistevano tangenziali si entrava nei centri delle città). Dopo Perugia sono stato a Roma e li sono rimasto penso quattro giorni perché c'era tanto da visitare, poi via fino a Napoli l'ostello si trovava a Posillipo e anche a Napoli mi sono fermato alcuni giorni e mi sono anche spinto a raggiungere la cima del Vesuvio (sempre con la mia fedele Lambretta). Partito da Napoli ho visitato l'isola di Ischia e ho proseguito per Paestum e qui mi sono fermato per più di una settimana, allora tutti i templi erano liberi potevi visitarli anche di notte ora sono tutti recintati con il pagamento per l'ingresso. Il mio rientro è durato due giorni Paestum Livorno-Livorno Milano il tutto a 60 km all'ora con una spesa di 50.000 lire (sono dimagrito di 10 Chili). Subito dopo il viaggio sono partito per il militare”
Elisabetta - Caterina

"Il ritratto è di Caterina Cattane, nata nel 1899 (più o meno)è la sorella di mia Nonna.
Nel 1917 è stata colpita dalla "spagnola". Una sera, poco prima della sua morte, il dottore del paese (Cemmo, in Val Camonica) passò a visitarla.
Trovò Caterina, 18 anni, a letto e mia nonna, 7 anni, nello stesso letto, distesa orizzontalmente dalla parte dei piedi.
Il dottore urlò di mandare via subito quella bambina e sgridò la loro madre per la sua noncuranza.
Probabilmente non si trattava di  noncuranza, ma di disponibilità di letti.
Quella stessa sera, venuto buio, cercarono in casa l'ultimo mozzicone di candela rimasto; ma era stato rubato poco prima da una vicina che aveva fatto visita; erano tempi davvero bui.
Caterina stava per sposarsi, così fu sepolta con il suo abito da sposa già pronto. Molti decenni dopo, la sua storia era spesso raccontata dalla sorella Bortola, sempre con commozione"
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Elisabetta
Caterina

"Il ritratto è di Caterina Cattane, nata nel 1899 (più o meno)è la sorella di mia Nonna.
Nel 1917 è stata colpita dalla "spagnola". Una sera, poco prima della sua morte, il dottore del paese (Cemmo, in Val Camonica) passò a visitarla.
Trovò Caterina, 18 anni, a letto e mia nonna, 7 anni, nello stesso letto, distesa orizzontalmente dalla parte dei piedi.
Il dottore urlò di mandare via subito quella bambina e sgridò la loro madre per la sua noncuranza.
Probabilmente non si trattava di noncuranza, ma di disponibilità di letti.
Quella stessa sera, venuto buio, cercarono in casa l'ultimo mozzicone di candela rimasto; ma era stato rubato poco prima da una vicina che aveva fatto visita; erano tempi davvero bui.
Caterina stava per sposarsi, così fu sepolta con il suo abito da sposa già pronto. Molti decenni dopo, la sua storia era spesso raccontata dalla sorella Bortola, sempre con commozione"
Bruno - Mamma Luigia

"In realtà sono anche legato alla storia di mia mamma, nata sul mercato di frutta e verdura di piazza cantore a Milano. Orfana di padre a tre mesi di vita ha avuto come prima culla una cassetta di frutta. È rimasta in quel mercato  prima con mia nonna e poi in compagnia di mio padre per più di mezzo secolo. È stata ed è per tutti un esempio di dedizione al lavoro che ha amato più di ogni altra cosa. Questa una delle poche foto (anni 70) che la ritrae all'opera"
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Bruno
Mamma Luigia

"In realtà sono anche legato alla storia di mia mamma, nata sul mercato di frutta e verdura di piazza cantore a Milano. Orfana di padre a tre mesi di vita ha avuto come prima culla una cassetta di frutta. È rimasta in quel mercato prima con mia nonna e poi in compagnia di mio padre per più di mezzo secolo. È stata ed è per tutti un esempio di dedizione al lavoro che ha amato più di ogni altra cosa. Questa una delle poche foto (anni 70) che la ritrae all'opera"
Marco - Nonno Corino 

Corino Cesare Clemente nato a Brescia il 23 Dicembre 1920. 
Si è sposato il 5 Ottobre 1949 con Lucia. Hanno avuto 3 figli. 
Si è arruolato Agosto 1942 nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna  ed assegnato al Corso Allievi Sottufficiali di Civita Castellana al termine del quale ha conseguito il grado di Sergente. E' stato rifugiato militare in Svizzera e rientrato in patria il 30 Aprile 1945.

Gli sono state diverse onorificenze al merito della Repubblica:
2 Giugno 1964: Cavaliere
2 Giugno 1966: Ufficiale
2 Giugno 1973: Commendatore
2 Giugno 1975: Grand'Ufficiale
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Marco
Nonno Corino

Corino Cesare Clemente nato a Brescia il 23 Dicembre 1920.
Si è sposato il 5 Ottobre 1949 con Lucia. Hanno avuto 3 figli.
Si è arruolato Agosto 1942 nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna ed assegnato al Corso Allievi Sottufficiali di Civita Castellana al termine del quale ha conseguito il grado di Sergente. E' stato rifugiato militare in Svizzera e rientrato in patria il 30 Aprile 1945.

Gli sono state diverse onorificenze al merito della Repubblica:
2 Giugno 1964: Cavaliere
2 Giugno 1966: Ufficiale
2 Giugno 1973: Commendatore
2 Giugno 1975: Grand'Ufficiale
Michele - Nonno Gian

"Una foto di mio Nonno Gian. Alpino in Russia (quello accovacciato con la gallina bianca) era Natale e probabilmente diversi gradi sotto zero...inspiegabilmente sorridevano…questa è l’unica cosa rimasta di questo suo ricordo della guerra, non ne ha mai voluto parlare"
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Michele
Nonno Gian

"Una foto di mio Nonno Gian. Alpino in Russia (quello accovacciato con la gallina bianca) era Natale e probabilmente diversi gradi sotto zero...inspiegabilmente sorridevano…questa è l’unica cosa rimasta di questo suo ricordo della guerra, non ne ha mai voluto parlare"
Davide - Amelia e Mario

"Dovevo andare ad una gita. Ci siamo fermati in un piazzale a Milano per aspettare il pullman. Vedo dei ragazzi che giocavano a pallone. Il primo che mi ha colpito è stato tuo nonno. Ma non in positivo, ho pensato che fosse sciatto. Speravo non  venisse da me e invece si è avvicinato verso di me. Sono rimasta stupita. Era gentile, educato e premuroso.
Così abbiamo cominciato ad uscire assieme. Ci siamo innamorati. Nel giro di due mesi ero incinta. Ci siamo sposati e non ci siamo mai più lasciati per tutta la vita. Ci siamo voluti sempre molto bene"
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Davide
Amelia e Mario

"Dovevo andare ad una gita. Ci siamo fermati in un piazzale a Milano per aspettare il pullman. Vedo dei ragazzi che giocavano a pallone. Il primo che mi ha colpito è stato tuo nonno. Ma non in positivo, ho pensato che fosse sciatto. Speravo non venisse da me e invece si è avvicinato verso di me. Sono rimasta stupita. Era gentile, educato e premuroso.
Così abbiamo cominciato ad uscire assieme. Ci siamo innamorati. Nel giro di due mesi ero incinta. Ci siamo sposati e non ci siamo mai più lasciati per tutta la vita. Ci siamo voluti sempre molto bene"
Davide - Bisnonno Vannini Beniamino detto Anselmo

Così veniva chiamato mio Bis- nonno
Era un mezzadro della Lunigiana Toscana. Aveva 7 figli (4 maschi. E 3 femmine) altri due sono morti neonati. 
Durante il periodo invernale faceva il macellaio. 
Uomo di poche parole. Sposò mia bis nonna Amabile.
La mia bis nonna invece era molto ingamba!! Innanzitutto era istruita (cosa rara ) e sapeva leggere e scrivere in due lingue (italiano e francese)
Tutti del paese andavano da lei per farsi leggere le lettere e scrivere, 
Lei donna forte , curava sia i genitori di Anselmo , sia i suoi genitori (che vivevano in un castello , che dopo ereditammo per usucapione) pensa che aveva imparato alcune pratiche  mediche per assistere suo padre .  Come mettere catetere , disinfettare etc

Amabile contrasse la spagnola assieme al suo bimbo di pochi mesi Aldo , il medico le disse di non dar più da mangiare al piccolo perché oramai spacciato ... (il piccolo non rispondeva più ) ma piano piano lei prese dei piccoli chicchi d’uva, li apriva e li pose sulle labbra del piccolo che piano piano inizio a succhiare e così mio pro - zio visse una lunghissima vita (morto qualche anno fa a 98 anni )
A Tresana c’era la pratica di dare a ognuno nomi che nessuno aveva , quindi tutti hanno nomi particolari , magari un po’ introvabili.
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Davide
Bisnonno Vannini Beniamino detto Anselmo

Così veniva chiamato mio Bis- nonno
Era un mezzadro della Lunigiana Toscana. Aveva 7 figli (4 maschi. E 3 femmine) altri due sono morti neonati.
Durante il periodo invernale faceva il macellaio.
Uomo di poche parole. Sposò mia bis nonna Amabile.
La mia bis nonna invece era molto ingamba!! Innanzitutto era istruita (cosa rara ) e sapeva leggere e scrivere in due lingue (italiano e francese)
Tutti del paese andavano da lei per farsi leggere le lettere e scrivere,
Lei donna forte , curava sia i genitori di Anselmo , sia i suoi genitori (che vivevano in un castello , che dopo ereditammo per usucapione) pensa che aveva imparato alcune pratiche mediche per assistere suo padre . Come mettere catetere , disinfettare etc

Amabile contrasse la spagnola assieme al suo bimbo di pochi mesi Aldo , il medico le disse di non dar più da mangiare al piccolo perché oramai spacciato ... (il piccolo non rispondeva più ) ma piano piano lei prese dei piccoli chicchi d’uva, li apriva e li pose sulle labbra del piccolo che piano piano inizio a succhiare e così mio pro - zio visse una lunghissima vita (morto qualche anno fa a 98 anni )
A Tresana c’era la pratica di dare a ognuno nomi che nessuno aveva , quindi tutti hanno nomi particolari , magari un po’ introvabili.
Ilaria - Rosetta e Cesare

"Rosetta e Cesare si videro al prima volta su un tram nel centro di Milano, all'inizio degli anni '30. Una volta scesi, lui le si avvicinò e le chiese: "Posso accompagnarla a casa?". Si sposarono nel '36 con rito civile perché Cesare era ebreo, ance se non praticante. Nel periodo delle persecuzioni Cesare cambiò nome, si fece cresce i baffi e riuscì a scampare alla deportazione. In quel periodo lavorava nella ditta di inchiostri del dottor Mengoni in via Santa Margherita e viveva nella casa dei suoi suoceri in via Pomposa. Siccome era diabetico anche negli anni della guerra riuscì a procurarsi sempre l'insulina grazie al dottor Acampora, una figura rimasta impressa nella memoria della famiglia. Riuscì a scampare alle persecuzioni perché ebbe la fortuna di incontrare diverse persone che lo aiutarono in quei momenti difficili"
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Ilaria
Rosetta e Cesare

"Rosetta e Cesare si videro al prima volta su un tram nel centro di Milano, all'inizio degli anni '30. Una volta scesi, lui le si avvicinò e le chiese: "Posso accompagnarla a casa?". Si sposarono nel '36 con rito civile perché Cesare era ebreo, ance se non praticante. Nel periodo delle persecuzioni Cesare cambiò nome, si fece cresce i baffi e riuscì a scampare alla deportazione. In quel periodo lavorava nella ditta di inchiostri del dottor Mengoni in via Santa Margherita e viveva nella casa dei suoi suoceri in via Pomposa. Siccome era diabetico anche negli anni della guerra riuscì a procurarsi sempre l'insulina grazie al dottor Acampora, una figura rimasta impressa nella memoria della famiglia. Riuscì a scampare alle persecuzioni perché ebbe la fortuna di incontrare diverse persone che lo aiutarono in quei momenti difficili"
Cristina - La storia del Bisnonno Giuseppe

"Questa è la storia del mio bisnonno Giuseppe, della mia bisnonna Angela e di mia nonna Lucrezia.
Giuseppe e Angela si sposarono il 3 aprile 1905, lei aveva 18 anni e lui ne aveva 25, entrambi orfani di uno o due genitori. 
Hanno avuto 14 figli, molti dei quali morti molto piccoli, qualcuno a causa della famosa influenza “spagnola”. 
Giuseppe partecipò alla prima guerra mondiale, lasciando ad Angela il lavoro nei campi. Tornò dal fronte perchè colpito da una grave malattia e fu ricoverato per mesi. 
Questa foto risale al 1943 e si vedono Angela, Giuseppe e le tre figlie. Mia nonna Lucrezia è quella sulla moto, una ragazza forte e un po' ribelle, una sorta di figlio maschio che il padre avrebbe sempre voluto. 
Durante la seconda guerra mondiale morirono la figlia più piccola e Giuseppe. Rimasero quindi tre donne a lottare per la sopravvivenza, sicuramente mia nonna Lucrezia divenne il perno forte della famiglia fino a quando non arrivò Alfonso. 
Alfonso sposò Santa che purtroppo morì dopo solo sei mesi di matrimonio. Un altro dolore, un altro lutto segnò la famiglia. Angela e Lucrezia non si arresero e continuarono a lottare. Il 15 settembre del 1946 mia nonna Lucrezia sposò Alfonso, l'uomo che era stato suo cognato. 
Da una tragedia nacque una bellissima storia di amore che diede vita ad altre 8 persone. 
Questa è la storia di tante tragedie, ma anche di tanta forza e voglia di resistere; l'esempio di tutta questa forza é la piú grande ereditá di mia nonna"
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Cristina
La storia del Bisnonno Giuseppe

"Questa è la storia del mio bisnonno Giuseppe, della mia bisnonna Angela e di mia nonna Lucrezia.
Giuseppe e Angela si sposarono il 3 aprile 1905, lei aveva 18 anni e lui ne aveva 25, entrambi orfani di uno o due genitori.
Hanno avuto 14 figli, molti dei quali morti molto piccoli, qualcuno a causa della famosa influenza “spagnola”.
Giuseppe partecipò alla prima guerra mondiale, lasciando ad Angela il lavoro nei campi. Tornò dal fronte perchè colpito da una grave malattia e fu ricoverato per mesi.
Questa foto risale al 1943 e si vedono Angela, Giuseppe e le tre figlie. Mia nonna Lucrezia è quella sulla moto, una ragazza forte e un po' ribelle, una sorta di figlio maschio che il padre avrebbe sempre voluto.
Durante la seconda guerra mondiale morirono la figlia più piccola e Giuseppe. Rimasero quindi tre donne a lottare per la sopravvivenza, sicuramente mia nonna Lucrezia divenne il perno forte della famiglia fino a quando non arrivò Alfonso.
Alfonso sposò Santa che purtroppo morì dopo solo sei mesi di matrimonio. Un altro dolore, un altro lutto segnò la famiglia. Angela e Lucrezia non si arresero e continuarono a lottare. Il 15 settembre del 1946 mia nonna Lucrezia sposò Alfonso, l'uomo che era stato suo cognato.
Da una tragedia nacque una bellissima storia di amore che diede vita ad altre 8 persone.
Questa è la storia di tante tragedie, ma anche di tanta forza e voglia di resistere; l'esempio di tutta questa forza é la piú grande ereditá di mia nonna"
Francesco - Francesco 

"Eccomi qui, eh si 50 anni fa quest'esserino nasceva, ne ha passate di storie, ha avuto momenti difficili ma per fortuna anche tanti momenti felici.
Ero indeciso su come festeggiare questo momento, fare una festa con tutti gli amici, oppure fare una semplice cenetta in un ristorante con mia moglie, alla fine non potrò fare nessuno dei due.
A me bastava un semplice pensierino, non che tutto il mondo si sconvolgesse tanto.
Detto questo, io la bottiglia per brindare ed offrire da bere a tutti qui ce l'ho, vediamo i veri amici che verranno a berla con me"
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Francesco
Francesco

"Eccomi qui, eh si 50 anni fa quest'esserino nasceva, ne ha passate di storie, ha avuto momenti difficili ma per fortuna anche tanti momenti felici.
Ero indeciso su come festeggiare questo momento, fare una festa con tutti gli amici, oppure fare una semplice cenetta in un ristorante con mia moglie, alla fine non potrò fare nessuno dei due.
A me bastava un semplice pensierino, non che tutto il mondo si sconvolgesse tanto.
Detto questo, io la bottiglia per brindare ed offrire da bere a tutti qui ce l'ho, vediamo i veri amici che verranno a berla con me"
Beatrice - Maggio 2002

Quando ero piccola odiavo andare all’asilo, mi sono saltata il primo anno perché volevo stare con i miei nonni e ho iniziato ad andare quando già tutti erano inseriti da un anno. La maggior parte dei giorni mi rifiutavo di andare e andavo dai miei nonni. Mia nonna mi preparava il latte con i cereali e dopo i cartoni animali io e mio nonno andavamo in questo parco a Cassina Amata a giocare sull’altalena. Io raccoglievo sempre le margherite per mia nonna, che mettevo in un bicchiere quando tornavo a casa e una magnolia, sempre quella che secondo me era la più bella, dai grandi alberi che c’erano li, e portavo tutto a lei. Casa dei miei nonni è stata letteralmente casa mia fino a quando entrambi non sono andati via. E infondo lo rimarrà per sempre.
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Beatrice
Maggio 2002

Quando ero piccola odiavo andare all’asilo, mi sono saltata il primo anno perché volevo stare con i miei nonni e ho iniziato ad andare quando già tutti erano inseriti da un anno. La maggior parte dei giorni mi rifiutavo di andare e andavo dai miei nonni. Mia nonna mi preparava il latte con i cereali e dopo i cartoni animali io e mio nonno andavamo in questo parco a Cassina Amata a giocare sull’altalena. Io raccoglievo sempre le margherite per mia nonna, che mettevo in un bicchiere quando tornavo a casa e una magnolia, sempre quella che secondo me era la più bella, dai grandi alberi che c’erano li, e portavo tutto a lei. Casa dei miei nonni è stata letteralmente casa mia fino a quando entrambi non sono andati via. E infondo lo rimarrà per sempre.
Laura - Anita

Alla nonna Anita

"Sorridevi 
mi prendevi le mani e con esse
ti sfioravi il viso
ormai privo di sentimenti.
Poi la tua mente ritornava confusa,
lo sguardo assente vagava lontano 
dove solo a te era permesso 
varcare la soglia. 
Una lacrima trovava spazio
tra le rughe, segnandoti il viso. 
Ti accarezzavo il capo
e tu
smettevi di piangere
e di nuovo sorridevi"
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Laura
Anita

Alla nonna Anita

"Sorridevi
mi prendevi le mani e con esse
ti sfioravi il viso
ormai privo di sentimenti.
Poi la tua mente ritornava confusa,
lo sguardo assente vagava lontano
dove solo a te era permesso
varcare la soglia.
Una lacrima trovava spazio
tra le rughe, segnandoti il viso.
Ti accarezzavo il capo
e tu
smettevi di piangere
e di nuovo sorridevi"
Giancarlo - Silvia

"Questa foto è stata realizzata tra le colline del monferrato, più precisamente nei dintorni di Cinzano.
Era una giornata che apriva le porte all'estate, gli steli d'erba erano trasportati dalla danza del vento.
In quei primi anni '80 si sentiva ancora l'influenza dei figli dei fiori e la foto è riuscita a catturare ancora questa atmosfera.
Silvia l'avevo incontrata per la prima volta durante le feste in casa di quei tempi.
Quel giorno era partita da Torino per recarsi in quel posto per realizzare quel preciso scatto che avevo in mente.
Fermando per sempre quel momento"
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Giancarlo
Silvia

"Questa foto è stata realizzata tra le colline del monferrato, più precisamente nei dintorni di Cinzano.
Era una giornata che apriva le porte all'estate, gli steli d'erba erano trasportati dalla danza del vento.
In quei primi anni '80 si sentiva ancora l'influenza dei figli dei fiori e la foto è riuscita a catturare ancora questa atmosfera.
Silvia l'avevo incontrata per la prima volta durante le feste in casa di quei tempi.
Quel giorno era partita da Torino per recarsi in quel posto per realizzare quel preciso scatto che avevo in mente.
Fermando per sempre quel momento"
VickyMartin
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